Sarko come il Cav.? Buon per lui
Sembra quasi di vederla, la boccuccia disgustata e molto francese di Philippe Ridet, il corrispondente da Roma del Monde, mentre davanti agli occhi gli si compone l’orribile trompe-l’oeil che lui stesso va immaginando e dipingendo: la mutazione genetica dell’anno, la “berlusconizzazione di Sarkozy”. In effetti, qualche (transeunte) aspetto d’analogia tra l’ex presidente De Funès e il Cavaliere ci può anche stare, pure se il principio di verosimiglianza premia di più il Nostro, e l’altro resta una brutta copia. E poi Ridet farebbe forse meglio a misurarsi con altre e più reali analogie, come il declassamento delle agenzie di rating, che ormai azzoppa pure Parigi (Fitch è passata dalla tripla A a AA+).
10 AGO 20

Sembra quasi di vederla, la boccuccia disgustata e molto francese di Philippe Ridet, il corrispondente da Roma del Monde, mentre davanti agli occhi gli si compone l’orribile trompe-l’oeil che lui stesso va immaginando e dipingendo: la mutazione genetica dell’anno, la “berlusconizzazione di Sarkozy”. In effetti, qualche (transeunte) aspetto d’analogia tra l’ex presidente De Funès e il Cavaliere ci può anche stare, pure se il principio di verosimiglianza premia di più il Nostro, e l’altro resta una brutta copia. E poi Ridet farebbe forse meglio a misurarsi con altre e più reali analogie, come il declassamento delle agenzie di rating, che ormai azzoppa pure Parigi (Fitch è passata dalla tripla A a AA+). Comunque sia: scrivendo a quattro mani con Françoise Fressoz, sul Monde di ieri, Ridet racconta che il “quasi vincitore” della corsa per le presidenziali francesi del 2012 va vieppiù somigliando al “quasi vincitore” delle elezioni italiane di febbraio. Il quale però, per il rotto della cuffia, davvero è ridiventato “l’azionista di maggioranza della coalizione destra-sinistra al potere in Italia”; mentre l’ex inquilino dell’Eliseo, a tutt’oggi, resta solo il presidente d’un solo mandato che è riuscito a perdere contro François Hollande.
Come Silvio Berlusconi in Italia, anche Nicolas Sarkozy è tornato a essere “il padrone incontrastato del suo campo politico”. Seppure, sempre per amor di verosimiglianza, per il Cav. il fatto è conclamato e duraturo, e dovuto a manifesta superiorità, mentre per Sarkozy la causa è occasionale, sta tutta nel disastro politico e di bilancio dell’Ump, per sanare il quale ha dovuto farsi imbonitore e inventarsi un ruolo da fundraiser. E se avrà successo il suo improvvisato “Sarkothon”, come lo chiama sarcastico il Monde, davvero avrà la strada aperta per un ritorno da salvatore della patria. Uno che “fa miracoli”, al pari del Cav. Destino ingrato per Sarkozy, si insinua, l’ineluttabile e crescente identificazione con “un uomo che non ama”. Generazione differente, visioni del mondo differenti, persino i guai giudiziari sono differenti (ovviamente più infamanti quelli del Cav.). Ma ciò che più schifosamente li accomuna, agli occhi del giornale parigino, è “il modo di servirsene”. Cioè la sfacciata attitudine d’entrambi “a fare la vittima”. Degli avversari politici, ma soprattutto dei magistrati. E se Berlusconi da vent’anni ci ha costruito sopra tutta una carriera politica, adesso anche per il suo alter ego francese l’attitudine vittimista sta diventando una forma mentis, da furbetto parigino. Ben scavato, vecchia talpa, verrebbe da dire: prenderne uno per meglio infangare l’altro. Non fosse che al presidente che come Franti rise, forse non spiacerebbe, adesso, avere davvero un po’ dello spirito animale del Cavaliere. Il quale di miracoli elettorali ne ha fatti davvero, vittima lo lasceremo dire ad altri, eppure da vent’anni sta in piedi, contro tutto e tutti. Non come il De Funès dell’Eliseo, uscito subito di cartellone.